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TESI DOTTORATO | “ABILITARE LA SCOGLIERA: IL CONVENTILLO COME PROMOTORE DI UNA NUOVA ARCHITETTURA NELLE COLLINE VALPARAÍSO”

Pablo Manuel Millán Millán

Dalla metà del diciannovesimo secolo Valparaíso divenne il porto, centro commerciale e amministrativo del Pacifico meridionale. A causa della sua posizione geografica strategica, la città è diventata un centro di attenzione per le continue migrazioni che, provenienti dall’ambiente rurale cileno e anche da altri paesi e continenti, hanno cercato nuove possibilità di lavoro a rischio del suo forte sviluppo economico e commerciale. Questa situazione sociale ha portato a una profonda trasformazione della città a livello urbano e architettonico, generando un forte boom nella costruzione di opere pubbliche e private.

La topografia avversa, caratteristica dell’enclave geografica della città, fu uno dei fattori determinanti che costrinse i suoi nuovi abitanti a sviluppare la propria architettura residenziale. Questa tesi intende contribuire alla ricerca dell’architettura e del patrimonio come relazione tra passato e presente, analizzando e caratterizzando la tipologia architettonica dei poveri della città in questa epoca del XIX secolo e l’inizio del XX, la cosiddetta “architettura del conventillos “. Affronteremo questa ricerca per scoprire l’eccezionale natura di una forma di occupazione del territorio da un’architettura precaria e povera.

Per delimitare temporaneamente e spazialmente il lavoro, ci concentreremo sul periodo di maggior crescita di questo alloggio scadente, momento che coincide con le principali crisi della città di Valparaiso (alla fine del XIX secolo) e che, a sua volta, corrisponde al tempo in cui la rivoluzione industriale genera nuove strutture fisiche e mentali.

La segregazione sociale che si accompagna alla crescita della città si materializza in Valpara, spingendo le classi più svantaggiate verso le zone più alte delle colline, costringendo ad adeguare a questa nuova topografia le architetture dei lavoratori e delle abitazioni povere. Non c’è dubbio che l’esercizio di proiettare sulla scogliera porta le connotazioni dell’idillico e romantico. Il caso che ci occupa assumerà anche questa percezione bucolica che in nessun momento allevierà il fenomeno della “tugurizzazione” contestata. Identificare l’eccezionalità di queste architetture si attesta al significato esatto di eccezione, cioè alla singolarità di allontanarsi dal comune, di essere diversi in un contesto di ripetizione.

La rapidità con cui le colline sono state occupate dal continuo arrivo di immigrati, la precarietà materiale e l’esercizio dell’autocostruzione saranno alcune delle caratteristiche su cui si basa questa architettura di laboratorio. Lo studio della sua origine e l’analisi dei modelli tipologici giunti ai nostri giorni ci consentiranno di dimostrare che l’eccezionalità di queste architetture, più che un’ipotesi, è una prova.